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Gnocchi al tartufo bianco d’Abruzzo

Pubblicato da il 27 ott, 2015 in Condimenti, Pasta | 0 commenti

Gnocchi al tartufo bianco d’Abruzzo

 

 

Domenica scorsa ho deciso di fare una sorpresa speciale a mia moglie: avevo in mente di realizzare un piatto che racchiudesse un po’ i sapori e i profumi dell’autunno, ma con un tocco che potesse dargli un tocco in più.

Nel corso delle mie peregrinazioni online nei giorni scorsi mi ero imbattuto in un prodotto tipico dell’Italia centrale, i tartufi bianchi freschi in abruzzo, un prodotto che io ritengo non abbia nulla da invidiare al suo più famoso cugino di Alba (si sa, è la forza del marketing :) )

Ne ho acquistata una quantità piuttosto piccola, ma vi assicuro che è stata più che sufficiente a conferire al mio piatto un aroma e una fragranza di bosco, un tocco leggermente piccante con una nota inconfondibile.Avendo a casa una bella fetta di zucca, gentilmente fornita dall’orto di mia zia, il piatto su cui ho puntato erano gli gnocchetti di zucca con basilico e tartufo.

Per gli gnocchetti (per due persone) ho preso la mia fetta di zucca, 200 g., l’ho ripulita della buccia e dei semi e l’ho messa in forno per circa 15 minuti ad asciugare. E’ importante che perda l’acqua in eccesso, altrimenti gli gnocchi vengono troppo morbidi. Poi ho preparato le patate (200 g.) : forse i puristi storceranno il naso, ma ho risolto velocemente punzecchiando le patate, avvolgendole in un tovagliolo bagnato e via, 8 minuti nel forno a microonde. Consiglio di girarle a metà cottura per evitare che la parte a contatto col piatto resti cruda.

Dopo averle pelate, le ho passate nello schiacciapatate che ho usato anche per la zucca, quindi ho aggiunto 80 g di farina 00 e un uovo piccolo. Una spolverata di sale e noce moscata per aromatizzare. Dopo averlo lasciato riposare per circa 10 minuti, ho iniziato a lavorare l’impasto al modo che si usa qui nel Cilento: tagliandolo a tocchetti e poi “cavandolo” con 2 dita ! Il risultato sono stati dei bellissimi gnocchetti di un vivido colore arancione, dall’intenso profumo di zucca, che ho immerso in abbondante acqua salata e fatti cuocere per circa 4 minuti (di solito finchè non vengono a galla…).

Nel frattempo ho iniziato a sminuzzare e tagliare il basilico fresco, aggiungendo a filo dell’olio e dell’aglio tritato. Scolati gli gnocchi, ho fatto saltare in padella il tutto, aggiungendo a questo punto il tocco dello chef: una bella grattugiata del mio prezioso tartufo bianco d’Abruzzo.

tartufo-bianco-abruzzese

La sorpresa di mia moglie è stata grande e vi posso assicurare che è stata assolutamente gradita !
Alla prossima !

gnocchetti

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Fuori confine: il Jamòn Iberico de Bellota

Pubblicato da il 31 mag, 2014 in Salumi | 0 commenti

Fuori confine: il Jamòn Iberico de Bellota

Oggi faremo una puntata all’estero, in Spagna, per la precisione,  per parlarvi di una autentica rivelazione (almeno per noi): il jamòn iberico de bellota, spesso noto ai più col nome di Pata Negra.

Per chi non lo avesse ancora capito stiamo parlando del prosciutto più pregiato (e costoso) del mondo;  ora già immagino le polemiche dei tanti “italianisti” che diranno che l’Italia abbonda di ottimi prosciutti, dal crudo di Parma, al San Daniele, a quello di Norcia, ma allo stesso tempo la passione per i prodotti italiani non deve portarci a disconoscere le qualità di un prodotto che è considerato unanimemente tra i primi al mondo.

Quello da noi assaggiato proviene da Jabugo, nella provincia di Huelva, nell’est della Spagna, e acquistato online sul sito Spanishtaste in 5 buste da 100 g. ciascuna di fette tagliate a mano.

Ciò che rende speciale il jamòn iberico de bellota è il rigoroso disciplinare di produzione che richiede che i maiali utilizzati siano solo i maiali neri iberici del peso di 160 Kg.: sono maiali piuttosto grassi ma con zampe sottili dalla caratteristica unghia dello zoccolo di colore nero, da cui il nome Pata Negra.

Secondo il disciplinare gli animali devono essere allevati allo stato brado e nutrirsi prevalentemente di ghiande (bellota): per essere certi che ciascun maiale mangi la quantità di cibo richiesto (tra i 6 e i 7 chili di ghiande al giorno), non possono essere allevati più di due maiali per ettaro.

Anche la macellazione deve essere effettuato in modo tale da risparmiare all’animale uno stress eccessivo e infine la lunga stagionatura che nel prodotto da noi provato ha una durata di 36 mesi, un periodo in cui il prosciutto è dapprima ricoperto di sale dell’Andalusia e poi lavato e posto ad asciugare.

Ciò che conferisce una particolare sapidità al jamòn iberico de bellota è indubbiamente l’alimentazione a base di ghiande: le ghiande infatti sono ricche di acido oleico, la medesima sostanza contenuta nell’olio di oliva.

L’alimentazione a base di ghiande, quindi, conferisce al grasso dell’animale delle caratteristiche organolettiche uniche, che lo rendono più simile ad un grasso vegetale, ricco di colesterolo “buono”.

Il risultato anche al palato è una sensazione inimitabile: la carne ha un profumo intenso di bosco, mentre la parta grassa è straordinariamente gustosa, si scioglie in bocca, donando un un retrogusto persistente.

Se qualcuno intende acquistarlo intero, mostriamo anche un simpatico video che mostra come affettarlo…

Fonte immagine: wikimedia commons

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La bresaola

Pubblicato da il 15 dic, 2013 in Salumi | 0 commenti

La bresaola

bresaolaQuando ho mangiato per la prima volta la bresaola, ne avevo inserito 3-4 fette sottili color bordeaux in una ciabattina ancora calda di forno.

Che squisitezza! Quella carne, senza neanche un filo di grasso, si scioglieva in un sapore dolciastro che ben si sposava con qualche goccia amarognola di limone e qualche fogliolina di rucola selvatica, ancor più acidula.

Si è rivelato un pranzo frugale, ma per niente pesante e così alternativo rispetto al salato più stuzzicante di altri salumi.

Non è appetitosa come la mortadella, ma è rassicurante sapere che è un prodotto tanto buono, quanto nutriente e leggero.

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Il pecorino romano

Pubblicato da il 7 dic, 2013 in Formaggi | 0 commenti

Il pecorino romano

pecorinoIl pecorino romano DOP l’ho apprezzato sull’amatriciana.

Io e mio marito eravamo in una HOSTARIA romana, di uno charme rustico, ma accattivante.

La ciotola di bucatini era fumante davanti a me e il cameriere, con nonchalance, mi ha spolverato un po’ di grattugiato che, soffice come la neve, cadeva e si distribuiva uniformemente sul bucatino impastato di guanciale. L’odore della campagna intorno all’ovile, dell’erba bagnata dopo un acquazzone estivo, dei fiori di campo umidi per la rugiada di primo mattino hanno profumato quel piatto tradizionale, tipico e frugale, di due innamorati dal palato casereccio !

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Il Fragolino

Pubblicato da il 28 nov, 2013 in Liquori | 0 commenti

Il Fragolino

Di fronte ad una bottiglia di fragolino che cosa ti viene da pensare ? A me ? Vediamo un po’ !…

Le fragoline sono così tante che non lasciano spazio al loro sciroppo alcolico. Piccole, ma ben fatte, restano integre, nonostante stiano così vicine, strette strette.

Non resisti le vuoi addentare o scioglierle al palato, pensando che siano dolci, perché le fragoline ti ispirano un’idea innocente di bosco, fiaba, infanzia. Invece, scopri che la dolcezza appena assaggiata viene subito sopraffatta dall’amaro dell’alcool.

Il fragolino è il liquore dei contrasti: su una crostata di marmellata alle ciliegie lo berrei di gusto!

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I liquori in crema

Pubblicato da il 22 nov, 2013 in Liquori | 0 commenti

I liquori in crema

liquore-cremaDevo dire che amo le bevande alcoliche: dal vino da abbinare alle pietanze giuste al digestivo a fine pasto. Mi hanno sempre solleticato il palato, insaporito dei momenti speciali, esaltato la mia emotività in occasioni ed eventi unici: una tavolata in famiglia che non avveniva da tempo, la laurea….il primo incontro…

I liquori in crema, invece, li ho scoperti di recente, grazie a mio marito.

Eravamo ancora fidanzati e lui li produceva in casa in maniera del tutto artigianale.

E, così, per passatempo, sono venuti fuori le creme al limone, al mandarino e al melone.

La densità della crema fa da campo di battaglia tra la dolcezza dello zucchero e l’aspro dell’alcool. Ciò le rende abbinabili ad un pasticcino a metà pomeriggio oppure diventano un dessert fresco e digestivo.

Forse, sono la soluzione migliore  per visite pomeridiane o cene improvvisate nelle calde giornate estive, dovessero mancarti  al momento frutta e dessert e il thé ricorda già il camino d’inverno.

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Taralli dei monti Lepini

Pubblicato da il 27 set, 2013 in Prodotti da forno | 0 commenti

Taralli dei monti Lepini

Ogni paese situato sui Monti Lepini si crede ideatore della ricetta originale dei tarallini al vino.

In realtà, la ricetta si è persa nella notte dei tempi, ma i tarallini, no, sono onnipresenti sulle tavole del Latinate, ogni panificio o pasticceria, ad ogni festività e fiera gastronomica.

Al vino bianco o rosso, aromatizzati alla cannella o al finocchietto sono profumati e gustosi.

Quando li addenti sembrano indecisi tra il dolcetto secco e, quindi duretto e la pasta fresca e morbida.

Se appena sfornato, il tarallino è delicato e fragrante come un pasticcino inglese al burro, adatto al rito del the o del caffè ( come si preferisce!). Se il tarallino si gusta il giorno dopo, diventa più croccante da accompagnare con un prosecco o vino dolce a fine pasto.

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